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Ciao Kaze, scusami se ti rubo un po di tempo, 本当に hontooni ho capito che è una specie di conferma cioe vuol dire DAVVERO, ma mi ha sorpreso quanti modi hanno i Giapponesi per dire MA, quello più usato è DEMO anche se non vuol dire proprio MA e poi ho scoperto KEDO, trovo ancora difficolta ad associare bene SO DESU, SO KA, SO DESU NE. Ora mi chiederai cosa volevo sapere, sinceramente non lo so, magari una tua conferma con spiegazione da ampliare magiormente questo discorso, grazie comunque solo per ascoltarmi, lo so che sei preso con il tuò studio e a breve avrai l’esame, perciò ti faccio i migliori auguri perchè grazie a te che vado avanti con lo studio, i tuoi aiuti mi sbloccano cosi da poter andar avanti, il bello di questo blog è che prendo spunto anche dalle domande e dalle risposte di tutti, ciao a presto.
Hontou ni è la forma avverbiale dell’aggettivo hontou (a volte, nel linguaggio colloquiale è abbreviato in “honto”, con la vocale breve). Un aggettivo in -na irregolare, che usa “no” invece di “na”.
Quindi watashi no hontou no kimochi significa i miei veri sentimenti (hontou no = vero/i), mentre se scrivo hontou NI allora traduco “veramente”, “realmente” o “davvero”, come hai giustamente notato.
I modi per dire “ma” sono anche di più.
Uno è “ga”, “demo” è un altro. kedo è l’abbreviazione più colloquiale di keredo e di keredomo.
Espressioni che possiamo tradurre con “ma” secondo i nostri gusti sono anche “daga”, “desu ga”, “dakedo”, “desukedo”, “shikashi”, “tada”, ecc. ma in certi casi dipende molto dal contesto (ad esempio “tada” spesso è reso bene da “no, è solo che…”
soU desu, soU ka, soU desu ne.
Gli allungamenti contano moltissimo, altrimenti koukou, scuola superiore, diventa koko (qui), e kyoukasho = libro di testo, diventa kyokasho = permesso scritto.
Quando impari una parola devi pensarne il suono come fosse allungato se è davvero allungato …in modo da impararla così e non dimenticare mai l’allungamento che non è affatto trascurabile (i giapponesi non capiscono proprio che vuoi dire se sbagli un allungamento… o addirittura se confondi un tono alto con uno basso… ad esempio “otto” con intonazione della voce a scendere è “marito”, se è a salire invece è “oops”…
Se anche il tono è pretendere molto, l’allungamento è essenziale come concetto, più del significato di quelle parole: tanto a furia di sentirle negli anime prima o poi si imparano… non è che io abbia preso un libro di testo e le abbia imparate, le ho semplicemente assorbite dagli anime
ありがとう, come sempre mi hai fatto conoscere particolari importanti, specialmente su Hontou, il dizionario avvolte non mi aiuta, e ora che lo studio come un aggettivo cambia davvero. studiero anche tutti i ma che mi hai mostrato e faro più attenzione con gli allungamenti vocali, Ti auguro buon studio e がんばれ
forse è èiù incoraggiante がんばって
Ciao Kaze! Io sono Federica e frequento l’ultimo anno di liceo..E’ da circa un anno che studio giapponese da autodidatta, certo non ho ancora grosse skills ma mi rendo conto di migliorare a piccoli passi e questo mi rende felice. Tra un paio di mesi sarò catapultata nel mondo dell’università e io sono nel panico più totale perchè non so come conciliare il mio obiettivo supremo, ossia lavorare in Giappone, con la scelta del corso di studio da intraprendere. La prima ipotesi è la più prevedibile: dipartimento di lingue orientali. Tuttavia tutte le lingue (nonostante la loro infinita bellezza e armonia) sono uno strumento per comunicare e se io mi specializzassi solo nell’apprendimento dell’idioma temo che non avrei niente di utile da poter particolare.. in altre parole ho paura di arrivare alla fine del mio percorso di studio per sentirmi dire ”すみません、私たちは興味を持っていません。” e tornare con la coda fra le gambe in italia dopo aver stampato centinaia di biglietti da visita. Dunque pensavo di iscrivermi ad un altra facoltà,continuare con lo studio del giapponese da autodidatta che mi permetta di arrivare a livelli medio-alti del JLPT e magari intergare con qualche viaggetto nella terra del Sol Levante per migliorare le mie abilità.. Ora, dopo averti tediato con questo commento/romanzo volevo chiederti consiglio su cosa sarebbe più adatto fare per coronare il mio sogno. Meglio dedicarmi solo al giapponese oppure provare ad allargare l’orizzonte di sbocchi lavorativi? E per caso se la tua opinione vertesse più verso la seconda opzione, sapresti consigliarmi facoltà che meglio si addicono ad una futura e brillante (si spera!) carriera in Japan?
Grazie per l’attenzione
(づ ̄ ³ ̄)づ~chu!
Ciao Federica ^__^
La mia opinione è quella abbastanza condivisa e ragionevole, che bene immagini. La laurea in lingue non basta per lavorare qui. Tanto per cominciare il livello di lingua a cui ti portano è davvero basso (N4 o N3 del JLPT in 4-5 anni di studio).
La laurea in lingue insomma ha senso se sei interessata alla linguistica o alla letteratura ed eventualmente vuoi venire a studiare qui in Giappone queste cose. Unica eccezione è forse la Ca’ Foscari che ha provato a creare dei corsi ibridi tra lingue (studi giapponese e cinese, una lingua a tua scelta tra le due è secondaria) ed economia poiché in futuro i rapporti con l’Oriente saranno sempre più importanti… ma questo è vero soprattutto per i rapporti con la Cina.
Per trovare lavoro QUI il discorso cambia.
Cosa vogliono i giapponesi… una laurea da 3, ma preferibilmente 5 anni (cioè triennale + magistrale) in una facoltà scientifica (o una facoltà qualunque ma in una buona università giapponese).
L’interesse per il campo scientifico è dimostrato da un progetto come il progetto vulcanus che offre corso di lingue e posto di lavoro in un’industria giapponese a chi passa la selezione… Certo, il numero di posti è basso, ma il fatto che esista significa che questo campo interessa.
Leggendo un articolo poi ho scoperto che hanno un disperato bisogno di medici in medicina alimentare poiché in pochissimo tempo il Giappone si è fissato con la magrezza e il numero di problemi come bulimia e anoressia è talmente alle stelle (rispetto ai pochi medici che si sono specializzati in una materia prima non particolarmente utile) che a volte “la lista d’attesa supera l’aspettativa di vita del paziente”.
Certo, una laurea in medicina richiede tempo e in quel tempo le cose cambiano.
Ad ogni modo, questi sono i consigli per studiare in Italia e poi venire qui a lavorare avendo studiato da sola il Giapponese.
Tuttavia hai la via di mezzo (tra il precedente e il prossimo punto)…. Studi 3 anni, poi vieni qui in una scuola di giapponese con il visto da studente… hai 1 o 2 anni di tempo per portare il tuo giapponese al livello necessario per essere presa in una università giapponese per la laurea magistrale (un master) o un’altra triennale.
E infine puoi fare la stessa cosa, cioè venire qui a studiare giapponese per farti prendere all’università, già adesso, appena finito il liceo. E’ un’impresa, ma se alla fine dovessi pure tornare in Italia, nel curriculum una ragazza che è andata a vivere da sola a 18 anni in un paese straniero… be’, lo capirebbe perfino un selezionatore che si tratta di un’esperienza che forma molto una persona…
Grazie mille! Che sogno sarebbe poter frequentare l’università in Giappone.. Ma temo che rimarrà solo un sogno, almeno per il momento. Credo che punterò principalmente ad apprendere meglio il giapponese adesso, e intanto iscrivermi a una facoltà che possa aiutarmi a trovare lavoro lì in futuro.. Certo credo dovrò scartare alcuni dipartimenti, di sciuro non potrei mai scegliere..chessò storia e filosofia o psicologia.. Uscendo da un liceo classico sarà difficile anche solo il pensiero di buttarmi in una facoltà scientifica, però posso provare..devo!
Kaze, ho cercato di tradurre una frase con il verbo avere dall’Italiano al Giapponese con dei risultati catastrofici, non so se hai già fatto una lezione su questo ma… puoi spiegarmi il verbo avere?
Faccio una lezioncina apposta, ok? La trovi entro mercoledì, così a occhio…
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